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lunedì 4 febbraio 2008

Acustica & Automobile - Settima puntata



Eccomi qua, a continuare il discorso iniziato una anno fa. Ricomincio a scrivere e riprendo dal punto dove mi ero fermato…
Abbiamo parlato del suono, partendo dall’orecchio per poi passare all’abitacolo. Adesso, continuando nel cammino, arriviamo alla riproduzione del suono, ovvero ai diffusori acustici o, per gli amici, agli altoparlanti, le casse (e a tutto ciò che sta dietro: amplificatori, crossover, ecc.).

E qui termina il nostro cammino a cavallo del suono, perché, d’ora in avanti, si passa alla sua generazione. La trattazione di argomenti come altoparlanti, casse acustiche e poi amplificatori e riproduttori, non sarà più limitata al veicolo, ma avrà una validità generale, indipendente dall’ambiente di ascolto. L’ambiente d’ascolto servirà esclusivamente a guidarci nelle scelte di progetto.

Nei prossimi articoli di questa serie, darò indicazioni sull’installazione di diffusori & C., legata all’applicazione su auto, rimandando ad altre trattazioni gli approfondimenti tecnici sui vari componenti.
...

Come spiegherò meglio prossimamente, la riproduzione ideale del suono sarebbe quella proveniente da una (o più) sorgenti puntiformi, in grado di coprire tutte le frequenze udibili con intensità costante. Avendo tali sorgenti, basterebbe concentrarsi sulle correzioni da apportare all’interno dell’abitacolo per ottenere una resa acustica perfetta.

E quale sarebbe questa resa perfetta ?
Beh, se iniziamo concentrandoci su di un impianto alta fedeltà stereofonico bi-canale (lo “stereo”), la resa perfetta significa che, nel punto di ascolto, l’utente “riceve” una risposta in frequenza lineare ed un’immagine stereofonica tale da risultare ampia e bilanciata, consentendo di percepire la posizione, la profondità e l’altezza dei suoni riprodotti.

Sorgente ideale puntiforme….già !
In realtà, nel 99% dei casi, per generare il suono su veicolo si usano dei trasduttori a membrana, gli altoparlanti classicamente intesi, che proprio puntiformi non sono !
Date le loro caratteristiche, essi sono direzionali (cioè hanno una direzione “preferenziale” verso cui emettono il suono, quella in asse….di fronte insomma, vedi figura) e non sono generalmente in grado di riprodurre tutte le frequenze udibili senza variare le dimensioni della membrana (o ricorrere a soluzioni “particolari”). Hanno, inoltre, efficienze e capacità di gestire la potenza molto diverse.


Approfondiremo in un altro articolo l’argomento. Per ora, la cosa che ci interessa è che, per riprodurre tutte le frequenze, ci serviranno più altoparlanti aventi dimensioni diverse.
Inoltre, essendo direzionali ed essendo tanto più direzionali quanto più alta è la frequenza riprodotta, anche il loro posizionamento diventerà estremamente critico.
Infatti, uno degli obiettivi da perseguire nell’installazione di un sistema stereofonico hi-fi, è quello di ottenere una buona “immagine centrale”, il cosiddetto phantom-image center channel, che, come vedremo, richiede il corretto posizionamento spazio-temporale, dei diffusori rispetto all’ascoltatore.

Ma non è solo la direzionalità a rendere critico il loro posizionamento.
Ogni canale sarà costituito da più altoparlanti, di grande diametro per le basse frequenze e di diametri via via minori al salire della frequenza da riprodurre. Purtroppo dovranno essere fisicamente in posizioni diverse ( lo spazio è solo a tre dimensioni !).
Ma se si manda il segnale proveniente dall’amplificatore, senza elaborazioni o filtri, a tutti gli altoparlanti del canale considerato contemporaneamente, che succede ?
Al di là degli aspetti elettrici e meccanici (tenuta in potenza), il loro diverso posizionamento darà origine ad una serie di problemi relativi a cancellazioni o esaltazioni delle frequenze che emetteranno in comune e, di conseguenza, ad una risposta in frequenza non regolare.

Da qui la necessità di utilizzare degli “aggeggi”, i crossover, in grado di suddividere il suono in fasce di frequenza (da indirizzare indipendentemente agli altoparlanti delegati a riprodurle) e capaci anche di compensare al meglio l’effetto che il posizionamento degli altoparlanti avrebbe sulle frequenze di confine di tali fasce fasce, che vengono riprodotte da due altoparlanti contemporaneamente.
Queste frequenze di confine sono dette frequenze di incrocio (o di taglio).

Immagine tratta dalla rete
Dunque ci vogliono più altoparlanti per coprire la gamma udibile. Ma quanti ?
Il canale “base”, per riprodurre in modo decente il suono all’interno di un veicolo, è quello detto “a due vie”.
Esso è costituito da due altoparlanti (due vie diverse per le diverse frequenze del suono) e da un crossover. L’ho definito base, perché meno di così è dura (soprattutto in auto), mentre è complicabile quanto si vuole, anche utilizzando multi amplificazioni, circuiti elettronici attivi, ecc.…..
Ma andiamo per gradi.

L’altoparlante che si occupa della gamma medio bassa viene definito woofer o, più correttamente, mid-woofer. Quello per la gamma acuta si chiama tweeter.
Il sistema “base” prevede due canali base, per poter riprodurre la stereofonia.
Un sistema così composto, avrà grosse limitazioni, normalmente alle basse frequenze. E’ un sistema “ascoltabile” a vettura ferma, ma, appena ci si mette in movimento, risulta assolutamente scarso per le sue limitazioni tecniche, soprattutto se il veicolo non è acusticamente ben isolato dall’esterno.
Molti veicoli forniscono di serie un impianto base, quindi molti di voi avranno capito a cosa mi riferisco.

Il posizionamento degli altoparlanti risulta critico. Avendone solo due il posto si trova….ma dove li mettiamo ?
Abbiamo detto che la direzionalità aumenta con la frequenza, questo significa che saremo in grado di distinguere soprattutto il punto di provenienza dei suoni medio-acuti. Da qui la necessità di posizionare il tweeter tenendo conto che verrà facilmente localizzato dall’ascoltatore.
Nei sistemi di serie il tweeter viene spesso inserito nella parte alta della portiera, con risultati più o meno riusciti, o, peggio, coassilmente al mid-woofer nella parte bassa della portiera (un vero disastro !). Con questa collocazione sembrerà che il suono arrivi dalla cantina, ammesso che si riesca a sentire qualche frequenza al di fuori della gamma media. Insomma, un bel suono da “scatola” !

Del resto, non è neanche possibile allontanare troppo il tweeter dal mid-woofer, perché, oltre ad altri problemi, si sentirebbe la differenza di posizione quando vengono riprodotte frequenze localizzabili dall’orecchio e riprodotte dai due altoparlanti distintamente.
La sistemazione frontale, con altoparlanti coassiali o ravvicinati posti ai lati estremi dell’abitacolo o della plancia, risulta un buon compromesso per fornire una discreta spazialità ed una buona immagine centrale. Ma, normalmente, lo spazio disponibile risulta insufficiente per poter inserire un mid-woofer di dimensioni accettabili.
Da qui la necessità, come vedremo, di aggiungere altri altoparlanti per “coprire” la gamma bassa, in quelli che non saranno più sistemi base.

Come approfondirò in altri articoli, c’è anche da dire che, sempre per la gamma medio bassa, l’altoparlante andrebbe collocato dentro una cassa appositamente calcolata, in modo da migliorarne la risposta in frequenza.

E il crossover ?
Già il crossover, anzi i due crossover, uno per canale.
Siccome stiamo analizzando un sistema base, sarà di tipo passivo, a due vie e con frequenza di incrocio che andrà scelta in base alle caratteristiche dei due altoparlanti utilizzati. Tale frequenza sarà abbastanza alta da non distruggere il piccolo tweeter e abbastanza bassa da poter essere riprodotta dal mid-woofer.
I crossover possiedono svariate caratteristiche piuttosto importanti, che approfondiremo in altra sede, ma almeno una la voglio segnalare adesso: l’ordine.
Un crossover base è normalmente del I ordine.

Ma che diavolo è sto ordine ?
Detta “al brucio”, l’ordine del crossover è l’indicazione dell’attenuazione (espressa in dB per ottava) che le frequenze, fuori dalla fascia diretta all’altoparlante, subiscono.
L’ideale sarebbe che tra una via e l’altra ci fosse una separazione netta alla frequenza di taglio, del tipo: frequenza di taglio 3000Hz, al mid-woofer vanno tutte le frequenze da 20Hz a 2999Hz e al tweeter tutte quelle da 2999Hz a 20.000Hz.
In realtà questo non si può fare (soprattutto con crossover passivi) e le frequenze che vanno al di fuori della frequenza di incrocio vengono attenuate con una velocità (pendenza di attenuazione) più o meno elevata (discorso simile a quello sul fattore di merito Q dell’equalizzatore).
Al I ordine corrisponde un’attenuazione di 6dB per ottava, al II ordine 12dB/oct, al terzo 18dB/oct, ecc..
Facciamo un esempio.
Consideriamo un crossover del I ordine, con frequenza di incrocio a 5000Hz. Se consideriamo la fascia diretta al mid-woofer, ovvero la parte del crossover detta di “passa basso”, avremo che tutte le frequenze fino a circa 5000Hz passeranno all’altoparlante, mentre oltre la frequenza di taglio, esse saranno attenuate con una pendenza di 6dB/oct. Dal grafico che segue, si può notare come l’ottava superiore alla frequenza di taglio (10kHz) sia attenuata di circa 6dB. Circa, perché la curva di attenuazione (la sua forma, soprattutto alla frequenza di incrocio) dipende dalla tipologia di crossover, come vedremo in altri articoli.


Considerando la sua parte di “passa alto”, cioè la via del tweeter, saranno i 2500Hz ad essere attenuati di circa 6dB (7dB in figura).
Attenzione, questa pendenza di attenuazione potrebbe risultare insufficiente a salvaguardare il tweeter, facendo giungere all’altoparlante frequenze basse troppo poco attenuate e non “gestibili” dal piccolo altoparlante.
Per un sistema base a due vie, soprattutto se amplificato, sarebbe raccomandabile un cross-aver almeno del II ordine.

Ok……mi fermo qui per oggi. Alla prossima puntata !

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lunedì 21 gennaio 2008

Altoparlanti



Immagine tratta da www.polkaudio.com


Ciao a tutti.
Vorrei dare inizio ad una nuova serie di articoli sull’argomento che leggete nel titolo: gli altoparlanti.
E vorrei farlo alla mia maniera, ovvero cercando di dare più informazioni possibili in modo semplice, possibilmente senza chiamare in causa troppa teoria e/o matematica.

In rete ci sono ottimi articoli tecnici sugli altoparlanti, ce ne sono molti. Ma spesso non sono alla portata di tutti, o sono troppo specifici e prendono in considerazione solo alcuni aspetti, oppure richiedono...

...un impegno che molti non possono/vogliono affrontare, soprattutto quando la finalità di chi legge non è la costruzione di un altoparlante, ma la curiosità o la necessità di capire come funzionano, come sceglierli o come comprendere le differenze tra l’uno e l’altro.

Ed è a questi lettori, a questi appassionati che vorrei rivolgermi, cercando di esprimere in modo rigoroso, ma “leggero”, i concetti che permettano, a chi voglia acquistare degli altoparlanti, di trovare la giusta soluzione per le sue necessità.
Così, chi sta cercando il sistema migliore da inserire in auto oppure per realizzare i propri diffusori, chi sta cercando di capire se l’impianto che gli propongono rispetti le sue esigenze, chi è semplicemente curioso, dovrebbe poter trovare, tra queste righe, le informazioni che gli servono.

I commenti, le correzioni e i suggerimenti saranno i benvenuti. Sono molti anni che studio l’argomento, ma, per usare una frase fatta, non si finisce mai di imparare !
E poi, se vedo che ciò che scrivo interessa o può essere d’aiuto a qualcuno, la mia voglia di condividere questa passione aumenta, accompagnata dalla soddisfazione di essere utile in qualche modo ;-).
Perciò, non esitate a commentare, anche solo per esprimere il vostro interesse in questo argomento.

Rimanete sintonizzati !

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martedì 30 gennaio 2007

Acustica & Automobile - Sesta puntata


Come abbiamo visto, una volta progettato e installato un impianto, anche se progettato come divinità comanda, la risposta in frequenza che otterremo sarà tutt'altro che lineare e risulterà variabile a seconda del punto d'ascolto.

...

Questo perché il campo sonoro del veicolo dipende da un numero di fattori così elevato da non consentire la previsione accurata dei risultati durante la fase di impostazione.

Una volta conclusa l'installazione dell'impianto è pertanto necessaria la sua taratura.
Già. Ma come si fa ? "A orecchio" ?
Beh, il gusto personale è importante, ma vedremo che entrerà in gioco solo nella rifinitura finale.
Prima bisogna essere sicuri che l'impianto risponda nel modo più lineare possibile.

Si comincia ponendo tutti i controlli e tutti gli equalizzatori (che, ovviamente, avremo installato a decine!) nella posizione neutra.
A questo punto, si da inizio ad una campagna di prove nelle quali verranno effettuate delle misure all'interno del veicolo utilizzando un microfono calibrato, un analizzatore di spettro ed un generatore.
Apparecchiature ed eventuali software per tali acquisizioni verranno esaminati in un articolo a parte (se lo richiedete), qui diamo per scontato di avere il miglior microfono, il miglior analizzatore di spettro ed il miglior generatore audio disponibili sul mercato.
Cosa dobbiamo misurare ?
La risposta in frequenza dell'impianto.
E come facciamo ?
Ci si potrebbe metter lì e registrare gli SPL di ogni singola frequenza annotandoli su un pezzetto di carta......fino alla vecchiaia !
Il modo più veloce, invece, è quello di valutare la risposta dell'impianto al rumore rosa. No............no, non è un rumore gay!
Il rumore rosa è un insieme di suoni (rumori, per la precisione) a tutte le frequenze udibili, la cui intensità (mediata nel tempo) è tale da dare origine ad una curva di risposta lineare; si dice, altrimenti, che possiede uno spettro in frequenza piatto (vedere figura successiva).
Il rumore rosa "suona", più o meno, come il rumore del mare.

Serve, quindi, una sorgente di rumore che sia di qualità elevata ! (sembra una contraddizione). Nella maggior parte dei casi si utilizza un generatore, ma è possibile anche utilizzare dei CD test (l'importante è essere sicuri della loro bontà).

In prima istanza, il microfono andrà posizionato in quella che sceglieremo essere la posizione d'ascolto privilegiata.
Successivamente si potranno eseguire misurazioni in altri punti, per ricavare poi una media spaziale della risposta in frequenza del nostro impianto base.
Il rumore rosa andrà acquisito a diversi livelli di SPL, cioè a diversi volumi di ascolto.
Eseguite le misure bisognerà analizzarne il risultato guardandosi i grafici delle curve di risposta, o, meglio, quelli che vengono definiti gli spettri in frequenza. Guarda caso, l'apparecchio (o il software) che processa i dati acquisiti e ci fornisce i grafici detti si chiama analizzatore di spettro.

Nella figura seguente è riportato il risultato di un’acquisizione, sovrapposto al rumore rosa di riferimento. L’acquisizione è stata eseguita facendo in modo che la pressione sonora di riferimento fosse di 90dB SPL.


A questo punto abbiamo tutte le informazioni che ci servono per tarare l'impianto, utilizzando gli equalizzatori, i fader e i controlli sulle varie uscite preamplificate. L'obbiettivo è far sì che, ri-acquisendo il rumore rosa dopo la tarature (o anche durante, se si dispone di un analizzatore real-time), gli spettri in frequenza ottenuti siano mediamente piatti, ovvero la risposta in frequenza sia lineare.
Dico mediamente perché bisognerà cercare un compromesso tra i vari volumi di ascolto (a meno di non avere una regolazione dinamica dell'equalizzazione, ma qui si va a livelli aerospaziali !).
Se l'impianto è stato progettato bene, le correzioni saranno contenute.

Ottenuta la risposta piatta è probabile assistere a questa scena: i due amici si guardano orgogliosi del risultato ottenuto, ficcano su il loro disco preferito, ascoltano......si riguardano seri e, all'unisono, pronunciano (con fare scazzato): "Che schifo!"
Eccociquà, siamo arrivati ad avere a che fare con il nostro orecchio !
E' qui che entra in gioco il gusto personale, legato al modo personale di sentire.
Niente paura, senza timori di spostarci dalla curva Divina, rimettiamo mano ai controlli e agli equalizzatori e ritocchiamo il suono fino a che non ci aggraderà.
Ah, dimenticavo, consiglio di utilizzare i tappi per le orecchie quando si lavora con il rumore rosa, soprattutto quando si sale con gli SPL !

Bene. Abbiamo tirato in ballo, tra le altre cose, l'equalizzatore, dando per scontato che tutti conoscano come funziona. Ma, forse, qualche nozioncina potrebbe essere comunque utile darla, anche perché è quest’apparecchio che ci consente la taratura finale del nostro fantastico impianto !

"L'equalizzatore è quell'affare con tanti cursorini alle varie frequenze che più ne ha più è fico ! I cursorini, aumentano il volume delle frequenze che ci stanno scritte sotto."
Chiaro.....o no ?....bah!

Innanzitutto i cursori non rappresentano delle frequenze, ma delle bande di frequenza. I numerini che ci stanno scritti sotto si riferiscono alla frequenza di centro banda.
Ma cos'è una banda di frequenza ?
Una banda è l'insieme di frequenze contenute in un intervallo predefinito.
Normalmente si parla di bande d'ottava, intendendo quegli intervalli di frequenza i cui limiti superiore e inferiore sono uno il doppio dell'altro.
Ad esempio, l'intervallo 20Hz - 40Hz rappresenta un'ottava, 1000Hz - 2000Hz un'altra ottava, ecc....
Lo spettro delle frequenze udibili (20Hz - 20.000Hz), in equalizzatori decenti, è suddiviso ALMENO in bande d'ottava, ovvero possiede 10 cursorini (per ogni canale audio).
I numerini (le frequenze di centro banda) rappresentano la frequenza che sta al centro della banda considerata e sulla quale agisce direttamente il controllo dell’equalizzatore.
Possono, ad esempio, essere: 31.25Hz, 62.5Hz, 125Hz, 250Hz, 500Hz, 1000Hz, 2000Hz, 4000Hz, 8000Hz, 16000Hz.
L'esempio appena fatto rappresenta lo standard ISO per le frequenze di centro banda.
E' facile, comunque, trovare in commercio equalizzatori con frequenze di centro banda distribuite diversamente, ma attenzione: spesso la suddivisione non è esattamente a bande d'ottava, viene adattata alle esigenze. Un esempio: 30Hz, 60Hz, 120Hz, 240Hz, 480Hz per poi proseguire con quelle ISO: 1000Hz, 2000Hz, 4000Hz, 8000Hz, 16000Hz. In questo caso, tra i 480Hz e i 1000Hz si ha una banda con intervallo superiore all'ottava.

Quindi i cursori rappresentano delle bande.
Ma se alzo un cursore a +10dB tutte le frequenze della banda aumentano di 10dB ?
NO.
E' come alzare una tovaglia da un tavolo prendendola in un punto. Il punto in cui pizzichiamo la tovaglia è la frequenza di centro banda, le altre frequenze vengono aumentate sempre meno, come la tovaglia che resta appoggiata al tavolo agli estremi (sempre che non l'abbiamo sollevata tropo !!).
Perciò, se ragiono a bande d'ottava, aumentare i 1000Hz significa anche aumentare le frequenze vicine, tipo i 900Hz o i 1100Hz, cosa che potrebbe non essere desiderabile (guardate l’ultima figura dell’articolo).
La selezione sarà più precisa se aumenteremo il numero di bande (passando, ad esempio alle mezze ottave o ai terzi di ottava).
Ok.
Ma quante bande si devono avere per possedere l'equalizzatore divino ?
Infinite, ovviamente !
Fortunatamente, però, il nostro orecchio non è divino e variazioni con finezza superiore a 1/3 d'ottava sono difficilmente apprezzabili.
Non a caso il rumore rosa è stato pensato per avere un'energia uniformemente distribuita su bande a terzi d'ottava. Gli stessi spettri in frequenza di cui abbiamo parlato prima, per la valutazione della risposta dell'impianto, vanno acquisiti o processati a terzi d'ottava.
Di conseguenza, i migliori equalizzatori in commercio hanno controlli con tale suddivisione.
Nella figura seguente viene riportata una possibile correzione effettuata con un equalizzatore a bande d’ottava.
La curva di correzione è riportata in giallo. I cursori sono sulle frequenze di centro banda ISO (le linee verdi). Come si può vedere, si ha un controllo limitato sulle frequenze diverse da quelle su cui si agisce direttamente con i cursori.


Nella figura seguente, invece, è riportata la stessa correzione eseguita con un equalizzatore a terzi di ottava.

Le frequenze di centro banda su cui si è agito sono le stesse (linee verdi), ma la precisione di intervento è nettamente migliorata (a tal proposito va anche considerato il fattore di merito Q, come spiegherò più avanti).
Ci si può quindi permettere di disegnare una curva più “fine”, per correggere meglio i difetti riscontrati tramite l’analisi di spettro (vedi prossima figura).


C'è un altro importante parametro, di cui sono dotati gli equalizzatori migliori, da tenere in considerazione: il fattore di merito (normalmente indicato con la lettera Q).
Questo fattore decide come debba variare la regolazione delle frequenze intorno a quella di centro banda, cioè quanto le frequenze vicine a quella di regolazione vengano influenzate dalla regolazione stessa.
Nella prossima figura, si vede la differenza tra due valori del fattore Q.
La frequenza di centro banda è posta a 200Hz e il controllo attua una amplificazione di 8dB su tale frequenza. Le due curve rappresentano l’enfatizzazione delle frequenze vicine a quella di controllo.
Come si vede, nel caso della curva rossa (che presenta un fattore Q più “rilassato”), i 100Hz risultano ancora amplificati di 6dB, mentre, nel caso della curva azzurra, la stessa frequenza si trova a +3dB.
Il fattore Q relativo alla curva azzurra permette, quindi, una regolazione più selettiva e precisa.

Non è comunque detto che ci serva tanta accuratezza, a volte è preferibile una curva più tranquilla per non avere buchi tra una banda e l’altra.


Riassumendo, la scelta dell'equalizzatore va fatta tenendo presente quanto detto sopra..........ma non solo !
Cosa importantissima: bisogna valutare la qualità audio dell'apparecchio.
I controlli dell’equalizzatore vengono diffusamente realizzati utilizzando amplificatori operazionali o DSP e quindi potrebbero avere un rumore di fondo ed una distorsione di livello non accettabile (tipico il caso degli equalizzatori da discoteca).
Vanno pertanto esaminate con cura le specifiche di rapporto segnale/rumore, distorsione armonica totale (THD), risposta in frequenza, ecc., ecc. in modo che siano ALMENO buone quanto quelle dell'amplificatore che si sta utilizzando, meglio se migliori.

Alla prossima, dove proseguiremo nel nostro viaggio a ritroso a cavallo del suono.

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martedì 16 gennaio 2007

Acustica & Automobile - Quinta puntata



Percorrendo a ritroso l'immaginario cammino del suono, qual’è l'elemento importante che troviamo subito dopo l'orecchio ? L'aria ? Sì, giusto.
Fortunatamente, però, l'effetto di normali variazioni di pressione atmosferica e temperatura sono trascurabili nella progettazione di un impianto.
La vera cosa importante da considerare non è tanto l'aria, quanto la "scatola" che la contiene: l’abitacolo.
L'abitacolo è l'ambiente all'interno del quale l'ascoltatore di un sistema car-audio (insieme all'aria) è immerso.

...


L'acustica dell'abitacolo è un argomento di una complessità enorme e l'ottimizzazione della qualità sonora di un veicolo è estremamente difficile. Vediamo perché.
Pensate alla forma dell'abitacolo: una figura tutto fuorché regolare; ai materiali che sono in esso contenuti, con caratteristiche acustiche variabili (i vetri riflettono il suono, i tessuti tendono ad assorbirlo...); alle aperture verso l'esterno, visibili (come i finestrini) e nascoste; al contenuto: sedili, valigie e passeggeri (hanno anche un numero variabile !), che oltre a complicare la geometria interna variano anche il volume dell'abitacolo.

Uno dei pochi vantaggi di essere immersi in questo "casino" è quello delle dimensioni ridotte, perché permettono di ottenere alte pressioni sonore (SPL) alle basse frequenze, cosa che, in ambienti di grande volume, richiederebbe molta più potenza.
Perché avviene questo ?
Perché a parità di "energia" prodotta dall'impianto, il volume che essa deve "riempire" e inferiore. E le basse frequenze, come abbiamo visto, sono le più critiche dal punto di vista energetico.
Quindi, chi ha una Panda può installare sub-woofer più piccoli, amplificatori meno potenti e ottenere risultati notevoli.
Chi ha un'Audi A6 Avant...............ClaZ ! Allora ! Lo costruiamo sto subbone o no ??
Comunque, seppure si possa considerare un vantaggio, questo fenomeno (in inglese low frequency pressurization) va preso in seria considerazione durante il progetto, perché varia in modo notevole la risposta in frequenza del sistema, con una forte esaltazione delle basse frequenze.
Guardate, a tal proposito, la figura qui sotto, confronto della risposta di un diffusore acustico posto in campo libero (free-field, curva tratteggiata) e dentro un abitacolo (close-field, curva rossa). Come vedete, al di sotto dei 50Hz la risposta dentro al veicolo arriva a guadagnare facilmente 20dB !

Immagine tratta dalla rete

Le curve sono “normalizzate”, ovvero sono riferite ad un determinato SPL, che viene preso come riferimento (e posto pari a 0dB).

In un ambiente chiuso (quindi anche in una stanza) avviene un altro fenomeno importante, eccitato dalla geometria e variabile con le dimensioni: si creano le cosiddette onde stazionarie (in inglese standing o stationary waves).
Cosa sono ?
Per buttarla giù semplice, diciamo che normalmente, quando si riproduce un suono, esso "rimbalza" tra le pareti dell'ambiente in cui ci troviamo.
L'onda riflessa da una parete può incontrare l'onda diretta (che sta arrivando dal diffusore) o un'altra onda riflessa e può andare ad aumentarne l'intensità oppure a diminuirla. Questo aumento (o questa riduzione) di intensità dipendono, essenzialmente, dalla distanza delle pareti e dalla loro capacità di assorbire o riflettere il suono.
Si generano quindi delle zone in cui alcune frequenze sono molto enfatizzate ed altre zone, magari vicinissime, in cui le stesse frequenze non si sentono quasi.
Quali sono queste frequenze ?
Sono quelle la cui lunghezza d'onda risulta essere una frazione intera del doppio della distanza tra le pareti......oMmmadonna !
Ok, ho promesso niente formule.......diciamo solo che, per i veicoli, le frequenze tipiche delle onde stazionarie vanno dai 50Hz ai 200Hz, a seconda delle dimensioni dell'abitacolo e che, in ogni auto, si formano diverse onde stazionarie.
Quando le onde che rimbalzano qua e la si sommano in un punto, si dice che, in quel punto, si ha una risonanza.
Vi ricordate quando ho parlato di uno dei difetti più diffusi tra le installazioni, il "boomy sound" ? Eccone la spiegazione: il rimbombo si instaura perché i diffusori, mal progettati, hanno una risposta in frequenza con picchi massimi che vanno ad eccitare proprio le frequenze di risonanza dell'abitacolo. Fenomeno che, oltretutto, si somma all'esaltazione delle basse frequenze (dovuto alle ridotte dimensioni dell’ambiente di ascolto) di cui abbiamo parlato in precedenza.
Il risultato è il classico suono con basso mono-nota (tipo il truzzissimo "unz-unz-unz"...).
Ovviamente, il discorso vale se si sta giudicando un impianto progettato per l'alta fedeltà. Diverso è il caso in cui si stia inseguendo il massimo SPL......

Hai parlato di zone....si può prevedere dove, nell'abitacolo, si avrà una risonanza e dove si avranno dei "buchi", cioè si può conoscere il campo sonoro interno ?
Se la geometria fosse semplice (un parallelepipedo) e le pareti avessero caratteristiche acustiche note e costanti, si potrebbe avere una soluzione matematica del problema, ma nel nostro caso è impossibile.
Si può fare una previsione approssimativa delle condizioni medie, cioè niente zone con risonanze e buchi, solo una media nello spazio, niente di più. Ad es., il grafico della figura sopra riportata (curva rossa) è proprio la risposta media all’interno dell’abitacolo.
Per fare delle previsioni più precise (comunque approssimate) bisognerebbe utilizzare software di simulazione complessi e numerose ore di calcolo.

Quindi, come progetto 'sto impianto ?
Se si vogliono fare le cose bene, l'unica soluzione applicabile (e anche la più accurata) è quella di eseguire una campagna di misure all'interno dell'abitacolo, per ricavarne le caratteristiche acustiche ed il campo sonoro.
Fatto ciò, i diffusori andranno progettati per minimizzare i difetti e sfruttare i pregi dell'ambiente in cui si trovano e si dovrà predisporre un'equalizzazione dell'impianto.
Ebbenesì, se si vuole realizzare un grande impianto, l'equalizzatore diventa d'obbligo.

Nel prossimo articolo parleremo di rilievi acustici all'interno dell'abitacolo e di equalizzatori.........come sceglierli, come utilizzarli.....
Stay tuned !

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giovedì 11 gennaio 2007

Acustica & Automobile - Quarta puntata


Ogni orecchio è diverso...lo abbiamo già detto.
E' però possibile tentare di capire come funziona facendo dei test su un campione di persone e, quindi, elaborando i risultati statisticamente.

...


Questo è proprio quello che hanno fatto gli "scienziati" nei primi decenni del 1900. Sono così riusciti ad ottenere quella che può essere considerata la risposta in frequenza media dell'orecchio umano o audiogramma normale.
La figura seguente è il risultato dello studio con il quale si è voluto comprendere come l'orecchio si comporta al variare della frequenza e della pressione sonora.

Immagine tratta dalla rete

Un campione di persone sono state sottoposte ad un test di ascolto nel quale venivano generati dei suoni a SPL costante, "spazzolando" tutte le frequenze della gamma udibile.
E' stato chiesto a queste persone di riferire quando, secondo loro, il suono che stavano ascoltando aveva la stessa intensità di quello di riferimento.

Leggiamo il grafico.
La frequenza di riferimento è stata posta a 1.000Hz. Nel grafico sono riportate più curve perché sono state fatte più campagne di ascolto, variando l'SPL della sorgente sonora (o phon, il numerino riportato in centro al grafico). Queste curve sono dette curve isofoniche.
Tratteggiata in rosso è riportata la curva dell’intensità minima udibile.

Mettiamoci sulla curva dei 90dB, ovvero supponiamo che la sorgente fosse stata tarata in modo tale che l'ascoltatore fosse sottoposto ad una pressione sonora di 90dB, alla frequenza di riferimento.
Seguendo la curva apprendiamo che, mediamente, le persone sottoposte al test giudicavano i 40Hz come aventi la stessa intensità della frequenza di riferimento quando il volume della sorgente veniva incrementato fino a far raggiungere i 105dB circa (effettivi, non “sentiti”) nel punto di ascolto.
Viceversa a 3.000Hz circa (dove l'orecchio è più sensibile), la sorgente doveva essere “abbassata” di quasi 12dB.
Si può osservare, inoltre, come più il suono risulta debole (cioè l'SPL, o il phon, alla frequenza di riferimento è basso), più l'orecchio si comporta "male", ovvero ha una risposta in frequenza meno piatta.

Ecco spiegato cosa intendevo quando dicevo che l'orecchio non era perfetto e che aveva una sensibilità variabile sia al variare della frequenza che al variare dell'intensità sonora.

Sempre leggendo il grafico, balza all'occhio immediatamente come mai i bassi non ci sembrano mai abbastanza, cioè come sia necessario un SPL molto maggiore alle frequenze basse per essere udite, soprattutto se il volume medio di ascolto è moderato.
Si vede, inoltre, come l'orecchio sia estremamente sensibile alle frequenze intorno ai 2.000-4.000Hz. Non a caso il pianto disperato di un neonato (quello più acuto) è composto da frequenze che stanno proprio intorno ai 2.000Hz.......il bimbo deve essere sicuro di farsi sentire !!!
Risulta ora anche più facile comprendere il difetto di cui ho parlato nella scorsa puntata, riguardante la gamma di presenza: se mal progettato, l'impianto potrebbe essere troppo efficiente alle frequenze vicine a quella dove l'orecchio è più sensibile, provocando fastidio e stancando nell'ascolto prolungato.

I bassi necessitano di molto più volume per essere apprezzati, sono frequenze che richiedono una sorgente di grande potenza e, infatti, in natura sono associate a fenomeni di forza eccezionale (terremoti, mareggiate, cicloni....).
Da un lato quindi spaventano, soprattutto se sono rumori e non suoni periodici.
Dall'altro invece, se sono periodici o ritmati, possono essere piacevoli. Sono reminescenze di quando eravamo nella pancia della mamma. Ad esempio, il battito del cuore ha una forte dominante a 25Hz.....come ? Non è un fenomeno di forza eccezionale ? Beh......la vita, secondo me, è un fenomeno di potenza ineguagliabile!

Bene.
Se vi dicessi che il grafico sopra riportato rappresenta delle curve che in inglese vengono definite "equal loudness contour" ? Cosa vi viene in mente ?
Sì, proprio lui ! Il famoso Loudness !
Quel tastino non fa altro che enfatizzare le frequenze riprodotte dall'impianto audio in modo da compensare i difetti dell'orecchio umano (medio).
Se ben implementato infatti, la sua azione è anche variabile con il volume di ascolto (come lo è la sensibilità dell'orecchio).
Ovviamente rappresenta un'approssimazione, per molti motivi. Innanzitutto, la curva di risposta dell'orecchio è una media, non è quella effettiva di chi sta ascoltando. Poi, molto più grave, il volume selezionato con la manopola non corrisponde assolutamente all'SPL del punto di ascolto, ma è associato solo alla potenza dell'amplificatore.
Comunque, piuttosto che nulla, la sua funzione è utile per migliorare l'ascolto dei sistemi, soprattutto di quelli economici.
Una volta mi è stato chiesto se sia meglio ascoltare con il loudness inserito o senza. Mi sento di consigliare il suo utilizzo sempre, a meno che non si possieda un impianto alta fedeltà, dove tutto è stato studiato nei minimi dettagli e la funzione del loudness viene attuata senza il controllo manuale di chi ascolta.

Ok. Con questo credo che si possa concludere l'argomento orecchio.
Proseguendo a scorrere in ordine inverso la catena di ascolto, ci troviamo a dover affrontare un altro argomento ostico nella progettazione di un buon impianto.
La scatola in cui siamo chiusi quando accendiamo lo "stereo".....
L'abitacolo e il suo contenuto.

Bye

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mercoledì 10 gennaio 2007

Acustica & Automobile - Terza puntata

Immagine tratta dalla rete
Abbiamo visto come l'orecchio umano sia uno strumento fantastico, seppure non perfetto. Abbiamo parlato anche di frequenze e abbiamo capito che, in soldoni, rappresentano una misura di quanto il suono che stiamo ascoltando sia grave o acuto.
Ma l'orecchio è in grado di "sentire" tutte le frequenze da 1Hz a infinito ?
Ovviamente la risposta è no.

...


La risposta in frequenza del nostro orecchio è mediamente (visto che ognuno è diverso dall'altro) rappresentata dal range che va dai 20Hz ai 20.000Hz. Al di fuori di questa gamma, non siamo in grado, in linea di massima, di sentire alcun suono, neanche se la sua intensità è elevatissima.
In linea di massima, perché, per precisione, bisognerebbe fare almeno una distinzione tra suoni gravi e suoni acuti.
Tutti i suoni gravi, di frequenza inferiore ai 20Hz, vengono definiti suoni infrasonici (o, in modo non corretto, ma di uso comune, suoni subsonici) e, anche se non sentiti, possono essere percepiti dal corpo.
E' infatti vero che non riusciamo a sentire, ad esempio, i 10Hz, ma è altrettanto vero che un suono con tale frequenza, se possiede una potenza sufficiente, viene percepito "fisicamente".
I suoni di frequenza molto elevata (sopra i 20.000Hz) vengono invece definiti suoni ultrasonici e non vengono percepiti in alcun modo.

Da studi effettuati, inoltre, è emerso che frequenze al di sopra dei 16.000Hz e al di sotto dei 30Hz vengono sentite da poche persone, soprattutto dai giovani che hanno ancora l'apparato uditivo in piena efficienza.
Qualcuno, fuori dalla media, riesce anche a sentire (oltre che percepire) frequenze fino ai 16Hz, che è la frequenza più bassa riproducibile da uno strumento musicale.
Qual'è lo strumento musicale (non elettronico) che riesce a "scendere" così in basso ? L'organo a canne. Ma non un organo qualsiasi: possono tanto solo quelli che possiedono una batteria di canne da 32 piedi (quelle alte circa 10 metri, per intenderci !). In Italia, se volete mettere alla prova il vostro orecchio e sentire dal vivo i 16Hz del Do basso dell'organo, potete recarvi, ad es., a Bologna, chiesa di San Giovanni Bosco (http://www.organosangiovanniboscobologna.org/).
Se volete, invece, mettere alla prova il vostro impianto audio (a casa o in auto) potete cercare il CD "ORGAN & CHOIR recordings in St. Mark's Episcopal Church", Wilson Audiophile WCD-806/8419. La prima nota di "Così parlò Zarathustra" è un Do a 16Hz.
Vi avviso: sarà un'impresa ardua perché dovete essere sicuri che il lettore CD "legga" i 16Hz, che l'amplificatore li amplifichi, che il "filtro subsonico" sia disattivato e che le casse li riproducano......e comunque, prima di tutto, dovete essere sicuri che il vostro orecchio sia buono !

Chiusa questa breve parentesi libidinosa, torniamo a parlare della gamma di frequenze udibili.
Per comprendere meglio come sono distribuiti i suoni può essere comodo suddividere il range audio in questo modo:

  • Gamma tra i 30Hz e i 500Hz. E' la gamma bassa, dove rientrano i suoni più gravi
  • Gamma tra i 500Hz e i 3.000Hz. E' la gamma media, dove rientrano la maggior parte delle voci
  • Gamma tra i 3.000Hz e gli 8.000Hz. E' la gamma cosiddetta di presenza, quella che cioè fa sembrare l'ascolto più vero, come se gli esecutori fossero presenti, appunto
  • Gamma tra gli 8.000Hz e i 16.000Hz. E' la gamma cosiddetta di brillantezza dove rientrano i suoni più acuti: piatti della batteria, triangolo, sibilo delle consonanti ecc...,ecc...

Quando la gamma di presenza (molto importante per una riproduzione di qualità) risulta troppo enfatizzata, l'impianto audio tende a stancare fino a provocare fastidio durante l'ascolto. Questo è uno dei difetti più diffusi tra le installazioni, insieme a quello che viene definito "boomy sound", ovvero il suono rimbombante.
Il rimbombo rappresenta un'enfatizzazione della gamma bassa in un range di frequenze che va, all'incirca, dai 50Hz ai 150Hz, causato da numerosi fattori, ma nel 90% dei casi da una progettazione errata dettata dalla voglia di sentire il "martello" !

Fornita questa infarinatura sulle frequenze e sulla gamma udibile, passiamo all'argomento che infiamma numerosi animi e fa nascere forum e competizioni in tutto il mondo: il livello di pressione sonora, in inglese Sound Pressure Level e, per gli affezionati, S.P.L..

Cos'è sto S.P.L. ?
Come abbiamo visto nella prima puntata, l'onda sonora fa vibrare le molecole dell'aria e provoca una fluttuazione della pressione attorno a quella atmosferica.
Più tale fluttuazione è grande, più il suono risulta forte, intenso.
Il S.P.L. è la misura di questa pressione sonora. L'unità di riferimento è il decibel (o dB).
Senza scendere nei dettagli di una definizione rigorosa del decibel, sappiate che la soglia di udibilità di un suono è stata posta, per definizione, a 0 dB. In una stanza silenziosa una misura di S.P.L. fornirebbe, come risultato, circa 40dB; un oratore (tipo un prete) senza microfono può arrivare a 80dB, un camion che vi passa di fianco a 100dB.
Sono esempi giusto per dare un'idea. In realtà l'S.P.L. è definito per una certa distanza (tipicamente un metro), in quanto l'intensità del suono diminuisce velocemente all'allontanarsi dalla sorgente.
Se leggete i dati di sensibilità di un diffusore, ad esempio, troverete un numero tipo 88dB 1W/1m, che significa che tale diffusore è in grado di generare una pressione sonora di 88dB ad un metro di distanza, quando venga pilotato con la potenza di 1 Watt RMS.
E’ utile sapere anche che un raddoppio di pressione sonora equivale ad un aumento di 6dB e che, mediamente, si comincia a percepire una differenza di intensità tra due suoni quando questi hanno almeno 1dB di differenza (e hanno un'intensità superiore ai 50dB). Per intensità inferiori, la variazione minima apprezzabile è di 2-3dB; per questo motivo le curve di risposta dei diffusori alta fedeltà vengono spesso fornite con la tolleranza di +- 3dB.

Veniamo al limite superiore della scala S.P.L.: oltre i 140dB il suono è così forte da danneggiare l'orecchio, tanto che i 140dB sono definiti "la soglia del dolore" perché le orecchie cominciano fisicamente a fare male.
Intorno ai 150-160dB si hanno danni immediati all'orecchio.

"Miii, allora posso sparare il volume fino a 120dibbì, che cavolo rompe mio padre !!" - "Sì, sì...puoi anche pulirti il naso con due mattoni !!"......
Da studi scientifici rigorosi è stato dimostrato che una esposizione prolungata a pressioni sonore superiori ai 90dB provoca nel tempo danni irreversibili all'orecchio........e così addio alla risposta in frequenza !!
E' per questo che gli assidui frequentatori di discoteche sono quelli con l'udito più rovinato....
I primi sintomi sono una sensibilità ridotta intorno ai 4.000Hz, che man mano si estende alle frequenze vicine, in particolare verso quelle acute. Mi è capitato spesso di ascoltare impianti i cui acuti segavano letteralmente le orecchie........mi sono sentito dire dal proprietario che non capivo niente !

Vi ricordate che nella scorsa puntata abbiamo detto che l'orecchio ha sensibilità diversa alle varie frequenze e alle varie intensità (che adesso possiamo chiamare S.P.L.) ?
Bene siamo ora pronti per analizzare meglio questo fenomeno, spiegando così anche il significato del pulsantino magico presente ormai in tutti i sistemi in commercio: il "Loundness"......

Alla prossima !

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lunedì 8 gennaio 2007

Acustica & Automobile - Seconda puntata



Come abbiamo detto, il sensore che noi esseri umani abbiamo in dotazione, preposto alla percezione dei suoni e alla loro trasmissione al cervello, è l'orecchio.
Il suono......già, ma che cos'è il suono ?
Cominciamo col dire che il suono è un qualcosa che ha bisogno di un mezzo attraverso cui propagarsi. Nel vuoto, infatti, non esiste.


...


Nel nostro caso tale mezzo è l'aria.
Il suono è costituito dalla vibrazione delle particelle dell'aria, che può essere generata da sorgenti come: un corpo rigido che vibra, un flusso d'aria, un vortice, un corpo che si scalda e si raffredda ciclicamente, un'esplosione, ecc. ecc..
Questa vibrazione provoca piccole fluttuazioni della pressione rispetto a quella atmosferica, con picchi e avvallamenti che potreste visualizzare nella mente come le onde che si formano in uno specchio d'acqua quando si lancia una pietra. L'intensità del suono è paragonabile all'altezza dell'onda.
In realtà, rispetto a tale paragone il suono si propaga in tutte le direzioni (e non solo in un piano, come nel caso dello specchio d'acqua) e la vibrazione avviene parallelamente alla direzione di propagazione.
Senza addentrarci in una descrizione fisica del suo funzionamento, possiamo dire che l'orecchio è in grado di percepire le piccole variazioni di pressione che costituiscono i suoni e i rumori.
Queste variazioni avvengono più o meno velocemente, dando luogo a suoni più acuti o più gravi che, quando il suono è periodico nel tempo, contraddistinguono frequenze più alte o più basse.
In natura è difficile sentire un suono costituito da una singola frequenza. Normalmente, quando lo si definisce suono vero e proprio, è periodico nel tempo e ricco di armoniche (cioè contiene anche frequenze multiple della frequenza fondamentale) mentre, quando lo si definisce rumore, non si può parlare di frequenza (non essendo periodico), ma è semplicemente costituito da un insieme disordinato di picchi e avvallamenti, acuti e gravi e, a volte, aventi brevissima durata e forte intensità (come nelle esplosioni).
Tornando a parlare del suono vero e proprio, concentriamoci su quell'insieme armonioso di vibrazioni che costituisce la musica.
In un orchestra ogni strumento emette il suo suono.....pensate quindi alla miriade di informazioni, di piccole variazioni di pressione che l'orecchio deve "acquisire" e trasferire al cervello, e alla complessità del lavoro che esso deve svolgere.
Se considerate anche che, mediamente, queste variazioni di pressione sono pari a due milionesimi della pressione atmosferica in una bella giornata, potete comprendere anche come esso sia estremamente sensibile.
Ma non basta: l'orecchio umano è in grado di percepire suoni lievissimi, che generano variazioni di pressione fino a un miliardesimo di quella atmosferica, e suoni molto forti, con fluttazioni un milione di volte più grandi.
Quindi è un sensore che possiede anche una gamma dinamica elevatissima (indicando con tale termine la capacità di percepire suoni di intensità estremamente diversa fra loro).
Insomma.....è un sensore fantastico !
Ma.
C'è sempre un ma.
L'orecchio è un organo tutt'altro che perfetto. Esso ha una sensibilità diversa sia alle diverse frequenze che alle diverse intensità del suono e poi............ogni orecchio è diverso dall'altro !
Supponiamo di fare questo esperimento: prendiamo due sorgenti ideali, che emettono due frequenze singole diverse, ma alla stessa intensità e mettiamoci all'ascolto. Cosa sentiremo ?
Noi le percepiremo (chi più, chi meno) come aventi sì due frequenze diverse, ma aventi anche due intensità differenti. Questo perché l'orecchio umano è più sensibile ad alcune frequenze e meno ad altre.
Supponiamo di aver valutato che una delle due frequenze fosse due volte più forte dell'altra (mentre le sorgenti, ricordiamo, stavano emettendo suoni alla stessa intensità).
Alziamo ora il volume delle due sorgenti. Esse emetteranno sempre suoni alla medesima intensità e noi li percepiremo sempre di diversa frequenza, ma la nostra valutazione cambierebbe rispetto alla precedente: non indicheremo più una delle due frequenze come due volte più forte dell'altra, ma giudicheremo il loro rapporto diversamente. Questo perché la sensibilità dell'orecchio alle diverse frequenze varia al variare dell'intensità del suono.
Ok, per ora ci fermiamo qui.....
Alla prossima......dove parleremo di range di frequenze, livello di pressione sonora (S.P.L.), decibel (o dB), ecc., ecc.....


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Acustica & Automobile


L’acustica è una scienza estremamente complessa. La sua trattazione richiede conoscenze matematiche di alto livello e anni di studi.
E’ possibile, però, tentare di fornire alcune nozioni di base, cercando di renderle alla portata di tutti e limitandole all’applicazione di interesse: l’impianto audio su vettura.


...

In questo modo vorremmo dare la possibilità a chi ci segue di comprendere e giudicare meglio la bontà di un’installazione e, magari, di evitare qualche fregatura, liberandosi contemporaneamente da molti luoghi comuni che hanno, sovente, del grottesco !
Qual’è la differenza tra un impianto che suona forte e uno che suona bene?
“Perché il suo impianto si sente meglio del mio ? Ho speso di più e c’ho più potenza installata !!”
“C’ho il subbufer grosso come tutto il baule, però l’auto del ClaZ si sente meglio e il subbufer manco ce l’ha !”
“Ci metto 650 altoparlanti, 45000 Watt di potenza, 12 batterie.....così sono sicuro !”
C’è una base scientifica, una serie di regole matematiche e pratiche seguendo le quali si riesce a realizzare un impianto che suona, adatto al veicolo su cui si sta lavorando.
Realizzato l’impianto, però, il lavoro non è finito......sta solo incominciando !
C’è infatti un qualcosa che rende l’acustica particolarmente “dispettosa”:
la sua interfaccia verso il cervello dell’ascoltatore..........l’orecchio umano.
E qui cominciano le grane.
Per regolare e far suonare “bene” un impianto (che deve essere già ben progettato), bisogna conoscere il modo in cui il suono viene percepito, il modo in cui l’abitacolo risponde alle frequenze emesse dagli altoparlanti e che cosa rende il suono più piacevole (a tal proposito si sono anche inventati una scienza.....la psico-acustica).
Note tutte queste cose, bisogna poi eseguire una serie di misurazioni, perché le variabili in gioco sono moltissime e la previsione matematica dei risultati di una installazione, tanto utile in fase di progetto, risulta, come ovvio, una approssimazione.
Nei prossimi articoli cercheremo di sviscerare il problema procedendo con un ordine che ci sembra il più logico e iniziando a parlare del sensore che noi tutti abbiamo in dotazione:
Sua Maestà, l’Orecchio.....

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lunedì 1 gennaio 2007

Acustica e Sistemi Hi-Fi


Apertura della sezione "Acustica e Sistemi Hi-Fi", a cura di Efrem Mirolo (AKA: PiZ).

In questa sezione cercherò di trattare nel modo più semplice possibile l’argomento dell’acustica e dei sistemi alta fedeltà, che siano essi installati su vettura o siano sistemi hi-fi da casa.
Tutti gli articoli presenti in questa sezione sono di proprietà di Efrem Mirolo. E’ vietata la copia e la diffusione di detto materiale senza autorizzazione. Tutti i diritti sono riservati.

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