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domenica 2 novembre 2008

Addio

ClaZ, Claudio Zamagni, una delle migliori persone che io abbia mai conosciuto, un amico enorme, un fratello maggiore, un esempio inimitabile, una persona magnifica......non c'è più !
Perché ?????????? MALEDIZIONE !!!! :'(((

Ti voglio bene per sempre Cla
Z !!!!! E' un privilegio poter dire di essere stato tuo amico

Con il cuore a pezzi, chiudo questo blog.

Pi
Z


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lunedì 4 febbraio 2008

Acustica & Automobile - Settima puntata



Eccomi qua, a continuare il discorso iniziato una anno fa. Ricomincio a scrivere e riprendo dal punto dove mi ero fermato…
Abbiamo parlato del suono, partendo dall’orecchio per poi passare all’abitacolo. Adesso, continuando nel cammino, arriviamo alla riproduzione del suono, ovvero ai diffusori acustici o, per gli amici, agli altoparlanti, le casse (e a tutto ciò che sta dietro: amplificatori, crossover, ecc.).

E qui termina il nostro cammino a cavallo del suono, perché, d’ora in avanti, si passa alla sua generazione. La trattazione di argomenti come altoparlanti, casse acustiche e poi amplificatori e riproduttori, non sarà più limitata al veicolo, ma avrà una validità generale, indipendente dall’ambiente di ascolto. L’ambiente d’ascolto servirà esclusivamente a guidarci nelle scelte di progetto.

Nei prossimi articoli di questa serie, darò indicazioni sull’installazione di diffusori & C., legata all’applicazione su auto, rimandando ad altre trattazioni gli approfondimenti tecnici sui vari componenti.
...

Come spiegherò meglio prossimamente, la riproduzione ideale del suono sarebbe quella proveniente da una (o più) sorgenti puntiformi, in grado di coprire tutte le frequenze udibili con intensità costante. Avendo tali sorgenti, basterebbe concentrarsi sulle correzioni da apportare all’interno dell’abitacolo per ottenere una resa acustica perfetta.

E quale sarebbe questa resa perfetta ?
Beh, se iniziamo concentrandoci su di un impianto alta fedeltà stereofonico bi-canale (lo “stereo”), la resa perfetta significa che, nel punto di ascolto, l’utente “riceve” una risposta in frequenza lineare ed un’immagine stereofonica tale da risultare ampia e bilanciata, consentendo di percepire la posizione, la profondità e l’altezza dei suoni riprodotti.

Sorgente ideale puntiforme….già !
In realtà, nel 99% dei casi, per generare il suono su veicolo si usano dei trasduttori a membrana, gli altoparlanti classicamente intesi, che proprio puntiformi non sono !
Date le loro caratteristiche, essi sono direzionali (cioè hanno una direzione “preferenziale” verso cui emettono il suono, quella in asse….di fronte insomma, vedi figura) e non sono generalmente in grado di riprodurre tutte le frequenze udibili senza variare le dimensioni della membrana (o ricorrere a soluzioni “particolari”). Hanno, inoltre, efficienze e capacità di gestire la potenza molto diverse.


Approfondiremo in un altro articolo l’argomento. Per ora, la cosa che ci interessa è che, per riprodurre tutte le frequenze, ci serviranno più altoparlanti aventi dimensioni diverse.
Inoltre, essendo direzionali ed essendo tanto più direzionali quanto più alta è la frequenza riprodotta, anche il loro posizionamento diventerà estremamente critico.
Infatti, uno degli obiettivi da perseguire nell’installazione di un sistema stereofonico hi-fi, è quello di ottenere una buona “immagine centrale”, il cosiddetto phantom-image center channel, che, come vedremo, richiede il corretto posizionamento spazio-temporale, dei diffusori rispetto all’ascoltatore.

Ma non è solo la direzionalità a rendere critico il loro posizionamento.
Ogni canale sarà costituito da più altoparlanti, di grande diametro per le basse frequenze e di diametri via via minori al salire della frequenza da riprodurre. Purtroppo dovranno essere fisicamente in posizioni diverse ( lo spazio è solo a tre dimensioni !).
Ma se si manda il segnale proveniente dall’amplificatore, senza elaborazioni o filtri, a tutti gli altoparlanti del canale considerato contemporaneamente, che succede ?
Al di là degli aspetti elettrici e meccanici (tenuta in potenza), il loro diverso posizionamento darà origine ad una serie di problemi relativi a cancellazioni o esaltazioni delle frequenze che emetteranno in comune e, di conseguenza, ad una risposta in frequenza non regolare.

Da qui la necessità di utilizzare degli “aggeggi”, i crossover, in grado di suddividere il suono in fasce di frequenza (da indirizzare indipendentemente agli altoparlanti delegati a riprodurle) e capaci anche di compensare al meglio l’effetto che il posizionamento degli altoparlanti avrebbe sulle frequenze di confine di tali fasce fasce, che vengono riprodotte da due altoparlanti contemporaneamente.
Queste frequenze di confine sono dette frequenze di incrocio (o di taglio).

Immagine tratta dalla rete
Dunque ci vogliono più altoparlanti per coprire la gamma udibile. Ma quanti ?
Il canale “base”, per riprodurre in modo decente il suono all’interno di un veicolo, è quello detto “a due vie”.
Esso è costituito da due altoparlanti (due vie diverse per le diverse frequenze del suono) e da un crossover. L’ho definito base, perché meno di così è dura (soprattutto in auto), mentre è complicabile quanto si vuole, anche utilizzando multi amplificazioni, circuiti elettronici attivi, ecc.…..
Ma andiamo per gradi.

L’altoparlante che si occupa della gamma medio bassa viene definito woofer o, più correttamente, mid-woofer. Quello per la gamma acuta si chiama tweeter.
Il sistema “base” prevede due canali base, per poter riprodurre la stereofonia.
Un sistema così composto, avrà grosse limitazioni, normalmente alle basse frequenze. E’ un sistema “ascoltabile” a vettura ferma, ma, appena ci si mette in movimento, risulta assolutamente scarso per le sue limitazioni tecniche, soprattutto se il veicolo non è acusticamente ben isolato dall’esterno.
Molti veicoli forniscono di serie un impianto base, quindi molti di voi avranno capito a cosa mi riferisco.

Il posizionamento degli altoparlanti risulta critico. Avendone solo due il posto si trova….ma dove li mettiamo ?
Abbiamo detto che la direzionalità aumenta con la frequenza, questo significa che saremo in grado di distinguere soprattutto il punto di provenienza dei suoni medio-acuti. Da qui la necessità di posizionare il tweeter tenendo conto che verrà facilmente localizzato dall’ascoltatore.
Nei sistemi di serie il tweeter viene spesso inserito nella parte alta della portiera, con risultati più o meno riusciti, o, peggio, coassilmente al mid-woofer nella parte bassa della portiera (un vero disastro !). Con questa collocazione sembrerà che il suono arrivi dalla cantina, ammesso che si riesca a sentire qualche frequenza al di fuori della gamma media. Insomma, un bel suono da “scatola” !

Del resto, non è neanche possibile allontanare troppo il tweeter dal mid-woofer, perché, oltre ad altri problemi, si sentirebbe la differenza di posizione quando vengono riprodotte frequenze localizzabili dall’orecchio e riprodotte dai due altoparlanti distintamente.
La sistemazione frontale, con altoparlanti coassiali o ravvicinati posti ai lati estremi dell’abitacolo o della plancia, risulta un buon compromesso per fornire una discreta spazialità ed una buona immagine centrale. Ma, normalmente, lo spazio disponibile risulta insufficiente per poter inserire un mid-woofer di dimensioni accettabili.
Da qui la necessità, come vedremo, di aggiungere altri altoparlanti per “coprire” la gamma bassa, in quelli che non saranno più sistemi base.

Come approfondirò in altri articoli, c’è anche da dire che, sempre per la gamma medio bassa, l’altoparlante andrebbe collocato dentro una cassa appositamente calcolata, in modo da migliorarne la risposta in frequenza.

E il crossover ?
Già il crossover, anzi i due crossover, uno per canale.
Siccome stiamo analizzando un sistema base, sarà di tipo passivo, a due vie e con frequenza di incrocio che andrà scelta in base alle caratteristiche dei due altoparlanti utilizzati. Tale frequenza sarà abbastanza alta da non distruggere il piccolo tweeter e abbastanza bassa da poter essere riprodotta dal mid-woofer.
I crossover possiedono svariate caratteristiche piuttosto importanti, che approfondiremo in altra sede, ma almeno una la voglio segnalare adesso: l’ordine.
Un crossover base è normalmente del I ordine.

Ma che diavolo è sto ordine ?
Detta “al brucio”, l’ordine del crossover è l’indicazione dell’attenuazione (espressa in dB per ottava) che le frequenze, fuori dalla fascia diretta all’altoparlante, subiscono.
L’ideale sarebbe che tra una via e l’altra ci fosse una separazione netta alla frequenza di taglio, del tipo: frequenza di taglio 3000Hz, al mid-woofer vanno tutte le frequenze da 20Hz a 2999Hz e al tweeter tutte quelle da 2999Hz a 20.000Hz.
In realtà questo non si può fare (soprattutto con crossover passivi) e le frequenze che vanno al di fuori della frequenza di incrocio vengono attenuate con una velocità (pendenza di attenuazione) più o meno elevata (discorso simile a quello sul fattore di merito Q dell’equalizzatore).
Al I ordine corrisponde un’attenuazione di 6dB per ottava, al II ordine 12dB/oct, al terzo 18dB/oct, ecc..
Facciamo un esempio.
Consideriamo un crossover del I ordine, con frequenza di incrocio a 5000Hz. Se consideriamo la fascia diretta al mid-woofer, ovvero la parte del crossover detta di “passa basso”, avremo che tutte le frequenze fino a circa 5000Hz passeranno all’altoparlante, mentre oltre la frequenza di taglio, esse saranno attenuate con una pendenza di 6dB/oct. Dal grafico che segue, si può notare come l’ottava superiore alla frequenza di taglio (10kHz) sia attenuata di circa 6dB. Circa, perché la curva di attenuazione (la sua forma, soprattutto alla frequenza di incrocio) dipende dalla tipologia di crossover, come vedremo in altri articoli.


Considerando la sua parte di “passa alto”, cioè la via del tweeter, saranno i 2500Hz ad essere attenuati di circa 6dB (7dB in figura).
Attenzione, questa pendenza di attenuazione potrebbe risultare insufficiente a salvaguardare il tweeter, facendo giungere all’altoparlante frequenze basse troppo poco attenuate e non “gestibili” dal piccolo altoparlante.
Per un sistema base a due vie, soprattutto se amplificato, sarebbe raccomandabile un cross-aver almeno del II ordine.

Ok……mi fermo qui per oggi. Alla prossima puntata !

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lunedì 21 gennaio 2008

Altoparlanti



Immagine tratta da www.polkaudio.com


Ciao a tutti.
Vorrei dare inizio ad una nuova serie di articoli sull’argomento che leggete nel titolo: gli altoparlanti.
E vorrei farlo alla mia maniera, ovvero cercando di dare più informazioni possibili in modo semplice, possibilmente senza chiamare in causa troppa teoria e/o matematica.

In rete ci sono ottimi articoli tecnici sugli altoparlanti, ce ne sono molti. Ma spesso non sono alla portata di tutti, o sono troppo specifici e prendono in considerazione solo alcuni aspetti, oppure richiedono...

...un impegno che molti non possono/vogliono affrontare, soprattutto quando la finalità di chi legge non è la costruzione di un altoparlante, ma la curiosità o la necessità di capire come funzionano, come sceglierli o come comprendere le differenze tra l’uno e l’altro.

Ed è a questi lettori, a questi appassionati che vorrei rivolgermi, cercando di esprimere in modo rigoroso, ma “leggero”, i concetti che permettano, a chi voglia acquistare degli altoparlanti, di trovare la giusta soluzione per le sue necessità.
Così, chi sta cercando il sistema migliore da inserire in auto oppure per realizzare i propri diffusori, chi sta cercando di capire se l’impianto che gli propongono rispetti le sue esigenze, chi è semplicemente curioso, dovrebbe poter trovare, tra queste righe, le informazioni che gli servono.

I commenti, le correzioni e i suggerimenti saranno i benvenuti. Sono molti anni che studio l’argomento, ma, per usare una frase fatta, non si finisce mai di imparare !
E poi, se vedo che ciò che scrivo interessa o può essere d’aiuto a qualcuno, la mia voglia di condividere questa passione aumenta, accompagnata dalla soddisfazione di essere utile in qualche modo ;-).
Perciò, non esitate a commentare, anche solo per esprimere il vostro interesse in questo argomento.

Rimanete sintonizzati !

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domenica 13 gennaio 2008

Un Bel Mattino.... partono gli esperimenti.



Un computer in auto.
Cosa che già di per sé, non è tanto normale. Ma se questo computer viene integrato, nelle sue funzioni e nella sua installazione nella vettura diventandone parte di essa, allora dalla anormalità si passa alla pazzia vera e propria.
Come nasce questa idea, questa ulteriore voglia di farsi del male ?
Semplice, ho un casino di computer portatili guasti in ufficio.... perchè non prenderne uno e, come un moderno Frankenstein, farlo tornare VIVO e fargli fare qualcosa di interessante ?




Ecco quindi che decido di buttarmi in questa avventura.
Elementi a disposizione:
1) Apple iBook G3 e G4 in quantità elevata. Di tutti i tipi e velocità. Tutti rigorosamente guasti.
2) Tempo da perdere... il lavoro è quel che è...
3) Occasione buona per imparare a lavorare alcuni materiali, necessari per realizzare le strutture e i supporti per il computer.
4) totale mancanza di informazioni su precedenti installazioni di portatili Apple in vettura, praticamente nessun precedente documentato, neanche in modo parziale...

Le problematiche saranno parecchie, soprattutto perché è necessario considerare questi prerequisiti:

1) Il computer deve andare in Stop quando si estrae la chiave dal cruscotto
2) Il computer non deve assorbire corrente dalla batteria della vettura quando è in Stop
3) Le periferiche collegate devono rimanere alimentate durante lo Stop del computer
4) La luminosità dello schermo deve seguire la luminosità ambientale in modo da avere sempre la visualizzazione corretta e mai fastidiosa
5) Comodità di visualizzazione, minore distrazione possibile durante la guida
6) Necessità di avere una uscita video diversa da quella principale (quindi doppia scheda video)
7) Qualità audio assolutamente elevata
8) Grande capacità di archiviazione
9) Comodità di comando del computer durante la guida
10) Connessione internet sia da fermo che durante il movimento della vettura

Più niente ??
Beh, certo.. anche altre cosine, ma queste sono state considerate le più importanti ed irrinunciabili.

Ho optato per un monitor di dimensioni maggiori rispetto ai canonici monitor da 7" che tipicamente equipaggiano le realizzazioni fin qui effettuate da altri pazzi furiosi sparsi per il mondo.
Il monitor è quello del portatile stesso, solo che è stato separato dal corpo del computer, modificato per poter essere tolto/messo agevolmente e lavorato per adattarsi il più possibile agli interni della vettura.
E' un display LCD da 12" con risoluzione 1024 x 768.
Possibilità futura di montarne uno da 14", sempre con la medesima risoluzione.
Spessore irrisorio e cornice molto piccola per non dare fastidio nel campo visivo del guidatore.

Il lavoro che mi ha dato più problemi in assoluto, è stato quello di realizzare una prolunga per il display stesso. Questa prolunga deve intestarsi sul circuito stampato del computer utilizzando un connettore proprietario. I cavetti originali del computer sono realizzati utilizzando del filo di rame smaltato finissimo avvolto con filo di cotone, per poter mantenere una flessibilità straordinaria. Questo, però, fa si che tagliare questo tipo di cavo per saldargli un altro cavetto più lungo, non porti al risultato sperato.
Quindi ho smontato il connettore saldato su un display guasto e l'ho utilizzato come adattatore verso la prolunga stessa.

Di seguito alcune foto che illustrano i primi esperimenti che ho fatto per provare a vedere se tutto funzionava:









Anche se non sembra, nel cavetto ci sono 18 fili....
E' stato prolungato anche il cavo che alimenta l'inverter della retroilluminazione con l'alimentazione, il segnale della luminosità e il ritorno del segnale di controllo.

Ho provveduto a mettere il led dello stop, quello che normalmente è di fianco al pulsantone per aprire il display, al posto del microfono, poichè così sfrutto il forellino del medesimo per vedere meglio la luce anche al sole.
Il microfono non è utilizzato nella posizione originale e anche le antenne Airport sono state rimosse.
Iniziamo con una macro del particolare connettore per il display LCD che dimostra le difficoltà iniziali. Notare le dimensioni del connettore riferite al dito indice e al connettore dell'alimentazione





Ecco invece il particolare del led dello stop così come è estratto dal computer



E di dove dovrebbe essere inserito prima delle necessarie modifiche, cioè nella sede del microfono originale dell'iBook



Ho provveduto a molare il led per farlo entrare comodamente senza sforzare la sede



e poi ho lavorato la sede anche molando la staffa di sostegno del display che rischia di toccare i fili saldati del led stesso





Ho deciso di mettere un pezzetto di carta bianca di fronte al led, in modo da uniformare la luminosità.
Ecco il pezzetto di carta ritagliato male..



e successivamente incollato nella sede del leddino stesso utilizzando dell'Attack



A questo punto è necessario isolare i contatti e incollare il led nella sede appositamente modificata



Poi ho provveduto ad allungare il cavetto in modo da arrivare al computer.
Per isolare i fili ho utilizzato del termorestringente.





Ed ecco dove arriva a connettersi il led sulla scheda madre dell'iBook.



Al fine di mantenere le periferiche USB alimentate e collegate correttamente anche a computer in Stop, ho deciso di utilizzare la tensione di alimentazione generata dal computer stesso.
In pratica prelevo il 5V necessario a questo scopo, dai regolatori di tensione presenti sulla scheda madre stesso.
Questo mi permetterà di avere le periferiche alimentate fino a quando la batteria del computer cede.
In teoria mi basta per qualche ora. Giusto quando devo scendere dalla macchina ma non definitivamente. In pratica quando tolgo le chiavi dal cruscotto il computer va in stop e viene disalimentato. Questo evita di consumare corrente (sempre da tenere a mente, mai lasciare cose sotto tensione a chiavi tolte.. si parte a spinta il giorno dopo) e mantiene tutte le impostazioni fino alla riaccensione successiva. Se devo parcheggiare ed andarmente, allora, lo spegno direttamente e finito il discorso....




Di seguito, invece, la prova che il trucchetto funziona e che l'Hub alimenta il terratec, ricevitore TV digitale terrestre utilizzato solo per le prove di funzionamento.
Come si vede l'unico cavo di alimentazione è quello del computer.




Ecco invece il funzionamento del led dello stop nelle foto successive.
Nella prima è ovviamente spento.
Nelle altre si intravede abbastanza bene. Dal vivo è molto meglio...






Qui sotto, invece, il particolare cavetto di prolunga che ho utilizzato per la schedina Airport Extreme durante i primi esperimenti. Mi permette di collegare e scollegare facilmente il computer senza dover smontare la parte superiore della copertura del computer stesso.
E' il cavetto di un iMac G4 LCD. Se serve è un ricambio originale Apple e costa una palla di fumo.



Direi che come post di inizio possa andare bene.
Magari domani proseguiamo con le fasi successive delle tante lavorazioni.
Magari un commento ogni tanto può far piacere.. :)

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Il Carputer del ClaZ

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Ovvero l'Inizio delle peripezie.
Con questo littlelissimo post diamo inizio alle danze di questa nuova sezione dove saranno illustrati tutti i passaggi necessari per trasformare un portatile di casa Apple, in un interessante "centro multimediale" piazzato in macchina.

...



A cosa può servire ??
A molto, anzi, direi... a moltissimo.
Tonnellate di musica, quantità assurde di film, accesso a internet, diagnosi della vettura, taratura dell'impianto audio, registrazione e riproduzione in multitraccia audio, riproduzione di DVD.... che altro ??
Beh, tutto quello che ti viene in mente lo puoi fare con un computer. Con l'autoradio di serie, al massimo, ci puoi ascoltare i tuoi Dj preferiti...  bella differenza eh ?

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venerdì 11 gennaio 2008

Fiat 500 SPL

Un incontro con un Cinquino simpatico al "My Special Car" di Rimini....
.....quando si dice: "C'ho lo stereo che fa tremare i vetri !"


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giovedì 10 gennaio 2008

SAC: "Simpatico Automatismo Crepuscolare" per Audi A6 e Carputer... ma anche per altre vetture ovvio...



Salve !!
Qui di seguito vi posto un bel progettino che mi è tornato molto utile un bel giorno quando mi sono trovato nella necessità di ottenere la variazione di luminosità DEGLI schermi LCD in auto al variare della luminosità diurna.
Tale variazione era in precedenza vincolata all'accensione delle luci di posizione ovvero accendevo le luci e si abbassava la luminosità dei display LCD, ma da quando si è reso obbligatorio accendere le luci in autostrada, tutto è diventato vagamente più complicato e scomodo.
Mettere un interruttore nascosto e assolutamente scomodo, turbava il mio senso estetico delle cose e quindi non mi sconfinferava affatto...


...



Da qui la decisione di realizzare una accensione automatica controllata da un sensore di luminosità.
Devo dire che non è stato facile trovare un buon progetto. E anche trovato, si è comunque reso necessario effettuare delle modifiche per adattarlo alla situazione dinamica di una vettura.

Dopo lunghe ricerche ho optato per un kit di Nuova Elettronica.
Questa è una rivista di elettronica che progetta e realizza Kit elettronici di grande qualità da davvero tanti anni.
Il Kit prescelto è stato il LX5034 della rivista 198. Il costo di tale kit è di circa 14 euro, comprensivo di circuito stampato realizzato su vetronite. Praticamente regalato..

Il circuito elettronico è composto da 3 sezioni:
1) generatore di corrente costante (ottimo per non avere variazioni di funzionamento al variare della tensione di alimentazione della vettura)
2) trigger di Smith con soglia impostabile tramite un comodo trimmer
3) Pilotaggio relè di controllo e segnalazione a led rosso...

Il fatto che fosse così ben definito mi ha permesso di modificarlo per introdurre un ritardo che è necessario per fare in modo che non si verifichino falsi funzionamenti quando, con la vettura in movimento, si passa da una situazione di buio a una di illuminazione dovuto a lampioni, insegne e fari.
Dopo la modifica il funzionamento è praticamente instantaneo nel passaggio dalla luce al buio, ma ha un ritardo di circa 5-9 secondi nel passaggio dal buio alla luce.
Ecco il kit montato posizionato sulla rivista che vi ho indicato:

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Uno dei maggiori problemi che si incontrano quando si decide di autocostruire qualcosa, è il come realizzare l'integrazione estetica con l'ecosistema in cui verrà montata.
In pratica, un qualsiasi kit di elettronica ha un contenitore "generico" prodotto in plastica dalla Teko. Molto comodo ma, di fatto, esteticamente inguardabile.
E' vero che un aggeggio del genere, finisce per essere imboscato nel o sotto il cruscotto, ma per me che sono un inguaribile perfezionista questa soluzione non era accettabile.
Ho deciso quindi di utilizzare il circuito stampato con i contatti faston di una centralina per tergicristallo della Audi.
Centralina che nuova costa il doppio del Kit di Nuova Elettronica, ma che da un demolitore qualsiasi ti tirano nella schiena pur di toglierti dai piedi...
La centralina è stata completamente smontata e ho ottenuto quindi un supporto con contatti completamente disponibili con in più un contenitore assolutamente in linea con gli altri oggetti presenti sotto il cruscotto stesso.

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Siccome in ogni vettura esistono dei supporti o predisposizioni per relè vuoti, ecco che diventa facilissimo montare dei supporti per contatti faston che fungono anche da supporto meccanico perfetto. Come quelli delle foto sotto for example...

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La copertura dei fili dello specchietto autoschermante (uno dei pochi optional del mio carrozzone) che si vede nelle foto funge da supporto per il sensore di luminosità che altro non è che una semplice fotoresistenza. La copertura è quel coso nero in basso a destra....

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A questo punto inizia la lavorazione del fondello della copertura dei cablaggi dello specchietto retrovisore per accogliere il sensore stesso.
Si comincia con il vedere le dimensioni e gli ingombri dei due oggetti di cui si sta discutendo.
Tra le dita ho il sensore.. è davvero piccolissimo.

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A questo punto si realizza il foro e si posiziona il sensore verso l'esterno.
Il fissaggio dei terminali avviene scaldando il filo e annegandolo nella plastica fusa. Questo almeno temporaneamente.

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Ecco il risultato visibile dall'esterno:

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A questo punto si fissa tutto, dopo avere saldato i fili per portare il segnale all'esterno, con la solita colla bicomponente.

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Dopodiché si saldano i fili al connettore esterno e si avvolgono i fili nell'onnipresente nastro telato 3M a me tanto caro...

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Ecco il sensore finito e pronto per l'installazione in vettura.

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E' quindi giunto il momento di far entrare il kit del crepuscolare all'interno della scatoletta che ho scelto.
E' necessario "ridurlo" un poco. San Dremel ci viene in aiuto.
Si comincia con il togliere i connettori a vite e si taglia la parte di circuito stampato in eccesso.

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Tagliare il circuito comporta anche dover realizzare dei collegamenti che vengono interrotti proprio da questa operazione. E' impossibile fare frittate senza rompere delle uova...
Il filo nero che si vede nella foto sotto illustra i tre punti che devono essere uniti tra di loro. E' solo una massa... male non fà...

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Il led rosso che si illumina quando il crepuscolare è attivo (ovvero al buio) deve essere rimosso dal circuito stampato e portato verso l'esterno per poterne vedere il funzionamento come spia, quando la scatola sarà chiusa.

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Il led verrà incollato sul coperchio della scatola, dall'interno, con del sano Attack. Ovviamente è fondamentale fare un forellino da 3,5mm prima....

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Il trimmer di regolazione deve essere posizionato verticalmente per poter essere utilizzato comodamente quando tutto sarà installato in vettura.

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E ovviamente si realizza un foro sul coperchio anche per questo particolare.

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Si procede alla realizzazione degli ancoraggi elettro/meccanici del Kit.
In pratica si comincia con la saldatura dei fili che si collegheranno al circuito stampato.

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E successivamente si posiziona il circuito stampato al contrario, utilizzando i fili stagnati e saldati come punto di fissaggio meccanico. Per migliorare l'aspetto meccanico, ho utilizzato un paio di resistenze come supporti saldati tra il Kit e il circuito stampato della vecchia centralina.

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Questa è la foto del prototipo definitivo, con tutte le modifiche e temporizzazioni corrette.

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E di seguito è visualizzato il funzionamento:
Con la presenza di luce, il led è spento, quindi significa che l'interruttore crepuscolare non è attivo

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Viceversa, oscurando il sensore con le dita, il led si accende, indicando il corretto funzionamento

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ed ecco tutti gli oggetti assemblati e pronti per il montaggio in vettura in una bella foto ricordo per il pubblico :-)
Quello che si vede sotto, è lo schema di connessione verso il mondo esterno, ovvero utilizzatore, alimentazione e fotoresistenza.

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Buona realizzazione !!!

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